Franco Arisi Rota, Luciano Vighi: 
I giacimenti di ligniti di Ribolla e di Baccinello – Cana”, 
estratto da: <<LA TOSCANA MERIDIONALE>>, fascicolo speciale del volume XXVII dei Rendiconti della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia. (3/1973)


I sedimenti neogenici che occupano vaste aree della Toscana comprendono estese zone a facies continentali racchiudenti formazioni lignitifere di varie caratteristiche ed entità.
I depositi di lignite più diffusi sono sostanzialmente distribuiti in zone di bordura di bacini lacustri pliocenici (ad es. Valdarno) o in facies palustri del Miocene Medio – Superiore che sono abbastanza frequenti nella Toscana Meridionale (Ribolla, Baccinello, ecc.).
Le formazioni lignitifere della Toscana Meridionale furono oggetto di studio, di ricerca e di coltivazione fin dal secolo scorso e di esse si hanno notizie in vecchi autori quali TOSO (1890), NOVARESE (1908) e LOTTI (1910).
Fra tali depositi alcuni rivestirono notevole importanza e dettero luogo in passato ad una intensa e prolungata attività estrattiva, come quelli di Ribolla e di Baccinello – Cana; altri, come quello di Murlo – a sud di Siena – e di Montebamboli – a nord ovest di Massa Marittima – furono oggetti di escavazioni più modeste e limitate nel tempo; altri ancora – che per la loro scarsa entità e per le altre caratteristiche sfavorevoli vennero interessati soltanto da sporadici lavori di ricerca e di scavo – sono noti all'Acquanera, presso Roccatederighi; a Palazzetto, presso Monticiano; a Bellaria, tra Pienza e Montalcino; a Montingegnoli, tra Siena e Monterotondo Marittimo.
In quanto segue verrà fornita una sintetica descrizione del giacimento di Ribolla e si accennerà brevemente alla coeva formazione di Baccinello – Cana.
L'attività mineraria nel bacino di Ribolla ebbe inizio intorno al 1830 e perdurò con alterne vicende fino al 1954.
Veniva coltivato in diverse zone ed a vari livelli un banco di lignite picea dello spessore di alcuni metri, disposto a sinclinale e variamente disturbato e dislocato da numerose pieghe secondarie e da faglie a debole rigetto.
Una rappresentazione schematica dell'andamento del banco e della situazione stratigrafica del giacimento è riportata in figura.

Bacino lignitifero miocenico di Ribolla. Rappresentazione schematica dell'andamento e della posizione stratigrafica del bacino di lignite.

  1. Depositi alluvionali recenti.
  2. Argille e marne gessifere (Formazione gessoso - lagunare).
  3. Marne a fauna salmastra con livelli a sabbie e conglomerati.
  4. Marne, argille e sabbie con fauna sia salmastra che dolcicola (Formazione marnoso-lagunare) con alla base episodi argilloso-palustri (4a) comprendenti gli strati di lignite (in nero).
  5. Formazione sabbioso-conglomeratica d'estuario.

Il conglomerato basale trasgressivo sui terreni alloctoni del Flysh Liguride, non ricadenti nella figura.


La storia geologica del bacino di Ribolla si inizia con l'ingressione marina miocenica, rappresentata da una formazione sabbioso – conglomeratica basale d'estuario, sui terreni alloctoni del Flysch Liguride.
Segue una facies lagunare a marne, argille e sabbie con fauna sia salmastra che dolcicola (formazione marnoso – lagunare del Miocene Medio – Superiore).
Questa facies lagunare comprende, nella sua parte basale, un episodio palustre determinato da una azione di colmata con apporto di detriti argillosi e con instaurazione di una facies euxinica nella quale si verifica, in alternanza col deposito di argille, l'accumulo dei resti vegetali che daranno origine al banco di lignite ( formazione argillosa palustre).
Si verifica intanto un abbassamento del bacino, che procede in maniera discontinua producendo le pieghe e pieghe – faglie che interessano il livello lignitifero.
A questo stadio segue un ambiente lagunare francamente salmastro, probabilmente dovuto ad una nuova debole ingressione marina, con formazione di conglomerati, sabbie e marne a fauna salmastra.
Un successivo isolamento delle acque di mare aperto provoca infine il depositarsi di argille e marne gessifere in ambiente semievaporitico (formazione gessoso – lagunare).
Su quest'ultima formazione giacciono in discordanza i depositi alluvionali recenti.
La sinclinale in cui è foggiata la formazione lignitifera di Ribolla ha un andamento grosso modo nord ovest – sud est, con immersione dell'asse verso sud – est.
Verso il limite nord ovest del bacino, nelle zone di Casteani e Collacchia, il banco lignitifero è molto vicino alla superficie e giunge localmente in affioramento. Verso sud est invece il banco si approfondisce sempre più fino a raggiungere, nella estremità sul orientale della miniera (zona Camorra) la quota di circa 250 metri sotto il livello del mare.
In tale ultima zona la piega sinclinale si restringe, i fianchi divengono più ripidi e la struttura assume quella morfologia che veniva in miniera chiamata fondo di battello.
La formazione lignitifera (vedi figura) è costituita da un banco principale, detto banco maestro, dello spessore medio di 5 – 6 metri, con locali assottigliamenti fino a scomparsa e con locali ingrossamenti, in zone assiali di piccole pieghe, fino a 20 e più metri di potenza.
Sopra e sotto al banco maestro, intensamente piegato e fagliato e localmente discontinuo, esistono a pochi metri di distanza altri sottili e discontinui livelli di lignite che per le loro caratteristiche non vennero mai fatti oggetto di coltivazione.
L'andamento oltremodo disturbato del banco di lignite, il suo notevole approfondimento verso sud, le caratteristiche spingenti delle argille di tetto e di letto, la tendenza ad incendiarsi del minerale e la presenza di sacche di grisou resero negli ultimi anni di vita della miniera oltremodo gravose e difficili le operazioni di coltivazione. Una esplosione di grisou, verificatasi nel maggio del 1954, segnò la fine dell'attività estrattiva della miniera di Ribolla.
Il minerale coltivato era rappresentato da lignite picea, compatta, a frattura concoide, caratterizzata da un elevato potere calorifico (ca. 6000 Kcal/Kg) e veniva prodotto in tre pezzature a diametro via via crescente chiamate rispettivamente
granitello, noce e vagliato extra.


IL GIACIMENTO DI BACCINELLO - CANA
Si accenna brevemente alle formazioni lignitifere di questa zona, più che altro per evidenziarne i motivi di analogia e di differenziazione con quelle di Ribolla. Infatti non disponendo di rilevazioni dirette, si sono estratti alcuni dati fondamentali da uno studio geominerario del FALINI (1948), cui si rimanda per notizie di dettaglio (di carattere essenzialmente geopetrografico) e per la poca – e antica – bibliografia esistente sulla zona.
Il bacino lignitifero di Baccinello – Cana, situato sulle rive del torrente Trasubbie, a circa 22 km a est di Grosseto, presenta una successione stratigrafica abbastanza simile a quella di Ribolla.
La serie di terreni, dal basso all'alto, è infatti la seguente:
1) Flysch alloctono
2) Trasgressione miocenica (conglomerati rossi e grigi con alternanza di argille marnose).
3) Banco di lignite picea a frattura scheggiosa.
4) Argille scure fetide fossilifere.
5) Argille chiare arenacee, sabbie, conglomerati anche grossolani.

La formazione lignitifera è attribuibile al Pontico in facies lagunare o salmastra.
Sopra i terreni miocenici insiste localmente una sottile serie pliopleistocenica costituita da conglomerati a matrice argillo – sabbiosa sormontati da sabbie marine con Ostrea, Venus, Natica, ecc.
Dal punto di vista tettonico, la serie dei terreni comprendenti il banco lignitifero è disposta a formare una piega – monoclinale avente direzione N 10° E ed immersione di 20° - 30° verso ovest.
La monoclinale è interessata da una fitta serie di faglie dirette, a direzione prevalente NNW – SSE, che definiscono una struttura a gradinata di compensazione, mantenendo il banco di lignite entro dislivelli di poche decine di metri.
Il banco aveva uno spessore variabile tra 1,5 e 3 metri. L'attività estrattiva che ha interessato questo bacino si protrasse dal 1916 al 1954.

* Documento gentilmente concesso da Elena e Walter Scapigliati *

Home Page